Il Prosecco DOC cresce

Prosecco DOC, altri 3000 ettari di vigneti

Prosecco DOC

Cresce la domanda di Prosecco nel mondo, che dopo le annate 2013 e 2014 (+24,2 e +26,9) fa segnare nel 2015 un +15,8%, più del doppio della crescita del consumo degli spumanti generici.

Stefano Zanette, presidente del Consorzio di Tutela spiega: “Calcolando un aumento medio del 15% del consumo di Prosecco spumante nel prossimo triennio, gli esperti del Centro interdipartimentale per la viticoltura dell’Università di Padova e di Nomisma hanno valutato che sarebbero necessari 3.000 ettari di Glera in più per soddisfare la richiesta, mantenendo l’equilibro di mercato”.  Ogni anno le regioni hanno diritto ad un 1% di superficie vitata: il Veneto conta 80.000 ettari, quindi gliene spetterebbero 800. Tanta richiesta che le aziende hanno difficoltà a soddisfare dunque.

Ma la risposta non si è fatta attendere: in seguito a diversi confronti tra le parti interessate, istituzioni ed aziende produttrici, il Consorzio di Tutela ha approvato l’aumento della superficie coltivabile destinata a produrre Prosecco Doc. L’aumento sarà pari a 3.000 ettari, 2.444 in Veneto e 556 in Friuli Venezia Giulia – distribuiti secondo precisi criteri – chiarisce Zanette: “Metà verranno riservati ai produttori storici utilizzando un algoritmo applicato a partire dal basso. Gli altri 1.500 ettari verranno distribuiti con criteri di assegnazione che favoriranno i giovani e privilegeranno le produzioni biologiche […]”. Si tratta comunque di un aumento irrisorio visto che le richieste di autorizzazioni per nuovi impianti viticoli hanno toccato quota 34.677 ettari (dati Agea).

Bisogna tener conto anche del rovescio della medaglia – dice Christian Marchesini, presidente regionale dei viticoltori di Confagricoltura: “Da un lato i dati evidenziano un grande dinamismo dell’universo vitivinicolo e degli imprenditori veneti, che fa rima con prospettive di redditività per la nostra regione. Dall’altro è chiaro che questa ubriacatura di domande crea problemi sul modo di gestire flussi così repentini e rischia di portare ad uno svilimento di zone produttive che hanno ottenuto riconoscimenti importanti, in quanto la viticoltura si sposta in zone non vocate togliendo vigneti alle colline del Valdobbiadene o alla Valpolicella, che si vedranno concedere 230 metri per ettaro. Confidiamo, di fronte a questi scenari, che venga impostata in futuro una corretta programmazione regionale, che dovrà tenere conto dello squilibrio di domanda e offerta compiendo scelte chiare e nette che evitino di massificare e svilire i valori in campo []”.